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Elisabetta Rosati nasce nel 1953 a Firenze, dove risiede. Dopo la maturità artistica si laurea in architettura. Ha insegnato Educazione Artistica. |
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FRAMMENTI Dipingere è una attività produttiva nella quale spesso le opere prodotte non hanno un fine legato ad una richiesta di mercato e spesso questa attività ha legami con le attività spirituali. Il tempo è completamente dilatato, non c'è nessun rapporto quantitativo tra quanto tempo s'impiega a realizzare l'opera e quanto essa vale. Il luogo dove si realizza non conta, va bene ovunque , anche la tecnica e i materiali usati sono soggetti ad una selezione dettata da un qualcosa di spirituale più che dal senso pratico: la tela di canapa al posto della tela di lino raffinata ; il pennello di quando si andava a scuola, comprato in quel preciso posto che ora non esiste più, anche se non è più utilizzabile, ma deve stare tra i pennelli ” buoni “; il vecchio colore comprato a Parigi nei lontani anni dell'università; l'uovo che sta per andare a male che viene riciclato per preparare il legante per la tempera grassa; il barattolo in cui si mestica il pigmento con il legante, anch'esso un ricordo perchè conteneva la marmellata di albicocche in cui successivamente sono stati conservati capperi raccolti a Pantelleria: tutto fa parte di una cosmologia creata ad " hoc " da uno spirito bizzarro, ma estremamente attento al valore di ogni minimo dettaglio. Per Elisabetta Rosati anche l'aspetto creativo ha il medesimo processo, il particolare assume una importanza determinante ed esprime la potenza dell'insieme. Piccoli scorci di elementi insignificanti diventano fondamentali per narrare l'insieme della propria vita nel contesto del rapporto con gli altri, tanti piccoli frammenti, raccolti nel tempo, catalogati, puliti, conservati,e messi insieme raccontano di un universo incredibile e meraviglioso. Abilissima nel conservare con cura ogni reperto , ogni cosa che sia una traccia di esistenza, riesce ad estrapolare e a scegliere uno ad uno elementi che saranno significativi di un tutto. REPERTI e TRACCE Con metodico sistema d'osservazione dei particolari, anche di quelli meno evidenti, Elisabetta Rosati costruisce dei quadri che a prima vista possono sembrare un esercizio di rilievo archeologico-architettonico di quella semplice realtà quotidiana che tutti noi oramai non riusciamo più ad osservare. Ciò che ne viene fuori, sono immagini completamente estranianti dalla realtà che con il modello reale hanno solo l'attento studio delle tecniche del disegno e della pittura, più che accademica, ma che nel risultato finale danno molto di più di quel senso di estraneamento tipico della metafisica o del realismo magico, forse più vicino alla pittura astratta. E' andare oltre alla superficie sensibile dell'opera, oltre lo spazio delle cose percepibili dai nostri sensi. Ma dipingere dei quadri ha, come obiettivo, la scoperta di ciò che sta oltre allo spazio delle cose percepite con i nostri cinque sensi, e l' utilizzo di questi per trasmettere emozioni in modo da far si che il campo dell'immaginario si allarghi e si estenda in campi inesplorati. Per colui che è disposto ad osservare il suo lavoro, non con occhio distratto, può scoprire le cose da cui è circondato tutti i giorni e alle quali raramente presta attenzione. Scopriamo anche che certi particolari insignificanti vanno rispettati e salvati dall'incuria della massificazione, anzi sono questi particolari che ci rendono la vita un poco più accettabile. All'origine del processo pittorico di Elisabetta Rosati c'è un lavoro tutto intellettuale ed è esclusivamente questo che dà il via al divenire del dipinto, senza questo percorso intellettivo per lei è impossibile usare colori , pennelli e tele e senza di esso il risultato , inesorabilmente, sarebbe di scadente virtuosismo, cosi nelle sue opere l'inafferrabile diventa tangibile e quotidiano. |
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