|
CRISALIDE
Studiare, leggere, imparare, approfondire, conoscere, verificare
per poi scordarsi qualsiasi cosa, ritornare a studiare, leggere,
imparare… in un processo senza fine che si evolve in forma di
spirale, in archi di tempo sempre più dilatati, e ritrovarsi infine
a disegnare scarabocchi, ghirigori, grovigli, disegni: di quelli che
si fanno senza pensarci quando si parla al telefono o durante una
noiosissima lezione scolastica.
Scarabocchi da sottoporre ad un analista della psiche, uno di quei
strizzacervelli tanto di moda da affidargli l’incongruenza della
nostra mente e da cui forse otterremo una approfondita analisi senza
altro vantaggio che il compiacimento di colui che l’ha fatta.
Eppure lo scarabocchio è semplice, e in sé rappresenta una critica
feroce alla società in cui viviamo: si può fare a meno della
tecnologia, della moda del bello e del buono, e realizzare un
capolavoro con una penna biro trovata tra i banchi di scuola, una di
quelle tutte rosicchiate e che perde inchiostro; così come si può
fare un capolavoro osservando le scorie della natura, e allora anche
una pellicola rinsecchita e abbandonata di una larva può diventare
il soggetto per mille disegni o per mille altre forme plastiche di
terra, compattata e modellata come una mollica di pane.
Il diploma, la laurea, l’insegnamento, i riconoscimenti la stima non
servono a costruire oggetti che parlano dell’infanzia passata, del
tempo andato, della gente e delle cose amate e che non ci sono più;
mentre gli antichi modi di dire, le arguzie semplici di un mondo
scomparso possono restituirci odori, sapori che forse possiamo
rivivere in un altro modo, ossia riproponendoli con il fare delle “
opere d’arte “. Perché il compito dell’arte non è celebrare
solamente il sublime, l’eccelso, la perfezione insomma, ma anche il
banale, il poco, l’aria che si respira o il fumo che sale da un
camino.
E sono proprio l’aria, il fumo, l’acqua, l’odore, il sapore che
Mario Gherardi disegna con la biro e modella con la terra, questi
sono i suoi soggetti preferiti.
Plasmare l’aria, il fumo, l’acqua, la pioggia, una pozza, un alito
di profumo per uno scultore è il compito più arduo, e non importa
forse se non si riesce subito nell’opera, perché il frutto di quel
tentativo serve per comunicare la sofferenza di quello stesso
tentativo, e per riprovare ancora…
C’è chi s’interessa al baco alla sua evoluzione chi invece
approfondisce la farfalla e i suoi colori, c’è chi studia le
crisalidi. Gherardi non studia la crisalide, crea le crisalide.
Le crisalidi per lui segnano un processo evolutivo tra ieri ed oggi,
una trasformazione dell’ieri che vagamente ricorda e dell’oggi di
cui non sa, per un domani che forse non ci sarà e a cui non dà
nessuna importanza, perché ritiene che comunque domani di sicuro
sarà un buon domani e, ad ogni modo, per un buon domani è importante
produrre delle buone crisalidi: scorie biodegradabili, parti
integrali del nostro essere, della nostra esistenza di individui
fatti di polvere che diventeranno polvere e che producono scorie di
polvere come tracce di un passaggio furtivo e veloce.
Si sa che in un certi luoghi vivono le volpi perché là vi lasciano
delle tracce e questo dovrebbe appagarci: non è necessario cercar di
vederle né dar loro la caccia, ci basterà poterne osservare i segni
che lasciano e che ci raccontano di loro, esultando per la loro
presenza. Il massimo della gioia è poterne incrociare qualcuna,
anche solo per un attimo, e furtivamente, ma questo capita solo a
quei puri di spirito che hanno la certezza che prima o dopo le loro
strade s’incroceranno.
Man mano che invecchiamo ci trasformiamo per passare a nuova vita,
lasciando la nostra scoria, la nostra crisalide come testimonianza
del processo di trasformazione. Questo, pian piano, sta costruendo
Mario Gherardi senza rendersene conto, lui che con la creta realizza
la propria crisalide per trasformarsi da baco a farfalla, lui è
ognuno di noi nel compiere questa metamorfosi, che però il più delle
volte tendiamo a lasciare incompiuta. Eppure quasi tutti la
effettuiamo durante la pubertà ma poi dimentichiamo... Soltanto
alcuni ( e questo è un loro grande dono ) riusciranno a compierla
altre volte, durante la loro vita, con forme diverse.
Mario Gherardi nato nel 1950 a Badia di Ripoli (Firenze),
vive a Quarrata Bagno a Ripoli, Poggio al Mandorlo in Firenze. Dopo
la maturità artistica si è laureato in architettura, e attualmente
insegna Educazione Artistica a Greve in Chianti (Fi).
|