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Alberta Dionisi
Nata a Roma nel 1957 vive a Catania. Studi classici e universitari
in discipline storiche, nessuna scuola artistica.
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e-mail
albertadionisi@hotmail.com
BookFOTO
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SCIÀRA *
L'acquerello ha acquisito, come
tecnica pittorica, una sua autonomia fin dal settecento, quando
scrittori-illustratori iniziarono ad utilizzarlo come strumento
per documentare visivamente i luoghi dei loro viaggi. Ma era anche
l’epoca in cui iniziava la rivoluzione industriale e la borghesia si
andava affermando come classe facoltosa: l’acquarello entrò a far
parte dei sistemi educativi delle fanciulle borghesi e divenne
altresì un’elegante impegno per le signore di quella stessa classe
sociale che occupavano così il tempo libero dagli obblighi mondani.
Queste opere sono una testimonianza
di usi e costumi, e quindi possono essere considerate una specie di
antenati degli strumenti di comunicazione di massa: senza
questi lavori e le impellenze ad essi collegate, forse non avremmo
avuto la macchina fotografica e quanto che ne consegue.
Oggi, che i mezzi di produzione
dell'immagine si sono molto evoluti e sono alla portata di tutti, si
utilizza la tecnica pittorica dell'acquerello in un processo a
ritroso, tramite il quale una persona si riappropria di un modo di
produrre immagini forse primitivo, ma che dà comunque la possibilità
di esprimersi chiaramente senza possibilità di mentire e nascondere.
Ma soprattutto fa bene a se stessi, è
come una terapia per il proprio io, quell'io confuso frustrato
sepolto da mille immagini che comunicano il niente. Dipingere è una
terapia contro il male moderno, contro lo stress di una vita
convulsa e vuota, quello stress che ancora si stenta a ritenere una
patologia ma che, proprio perché non lo si vuol riconoscere, si
trasforma in un mal di vivere alienante e mortale.
Siamo pieni di cose, figli, mogli,
mariti, parenti, oggetti, storie, immagini, la nostra vita sembra un
catalogo di un iper-mercato. Se abbiamo la possibilità, allora, se
ci si presenta l'occasione, con una piccola scatola e con pochi
colori, un pennello e un foglio di carta (magari buono), ci
appartiamo e riusciamo a trarre fuori da noi quello che tante volte
abbiamo voluto dire ma che, al pronunciare delle parole, l’abbiamo
sentito mutare di significato, come se il suono della nostra voce
l’avesse tante volte inesorabilmente ucciso. Mentre con due colori e
quattro pennellate raccontiamo quello ch'è il nostro spirito, il
piacere dell'attesa, la trepidazione dell'evento, la contemplazione
di una nuvola che ci racconta del suo viaggio.
All'improvviso, così, ci troviamo ad
avere aperto la porta a quell’universo parallelo che sta sempre con
noi ma che raramente riusciamo a penetrare. Siamo fortunati se
succede: a dare una rapida sbirciatina può essere la gioia suprema o
la dannazione eterna, ma perdinci!, ne vale la pena sì, di riuscire
ad aprire questa porta!
E' il privilegio dell'Artista, di
colui che riuscirà a lasciare una traccia indelebile nell'andare
visionando del nostro io.
Alberta Dionisi ha scoperto che
questa porta esiste e, perbacco, forse l'ha già schiusa e non ce lo
vuol far sapere. Ma forse, se prestiamo attenzione alle sue opere,
possiamo percepire da soli se l'ha aperta.
A chi vuol imparare a dipingere ad
acquerello faccio vedere come esempio le opere di Alberta Dionisi,
ed è tutto chiaro come alla luce del sole di primavera: studi
umanistici, tanti libri e letture, totalmente assorbita dagli eventi
della vita d'altri e che inesorabilmente diventano i suoi,
melanconia camuffata d'apatia di chi non può opporsi ad eventi più
grossi di lei. Priva di scuole artistiche, ma non di cultura
artistica, anzi raffinata cultrice di tutto quello che ha che fare
con l'arte, il buon gusto e il buon modo, scarsa manualità, ma
capace - con pochi elementi tracciati con gli acquerelli - di farci
intravedere che è possibile un nuovo mondo fatto di valori eterni,
come la nera sciàra e l'immenso mare, valori che rendono la vita
possibile e vivibile, e non i futili tram-tram della vita moderna.
Lei non lo sa, ma ha inventato un nuovo colore, il nero di sciàra,
quel nero con sfumature azzurrino, rossastro, giallognolo... e con i
suoi acquerelli ci racconta di questo colore, il suo colore, il
colore che ha visto sin da quando è nata come tanti altri, ma che
altri non hanno saputo apprezzare e raccontare.
Spero che oltre ad usare “ il
dipinger ad acquerello “ come terapia contro il mal di vivere
moderno, questo venga usato per arricchire se stessi e gli altri.
Alberta Dionisi ha fatto questo, ha arricchito se stessa e chi
osserva le sue opere.
Scritto sul treno Freccia della
Laguna Catania – Firenze, il 26.03.2006.
*Sciàra, voce siciliana
di origine araba ( harra ' zona petrosa, terreno vulcanico,
campo di lava, da harr “ calore”).
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