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Il senso dell'opera
Estate, mare piatto come una
tavola, cielo cobalto che più liscio non si può; vento, nuvole, e
d’incanto al blue ecco che si sovrappongono macchie bianco-grigie,
nuvole forse; oppure irreali e informi visioni che l'estro di un
artista gestuale, sdraiato a terra a pancia in su, con fantasia e
grande maestria si diverte ad agitare, plasmare e tracciare con
colori inesistenti, inventando segni
imperscrutabili
e indicibili lassù nell'aria, nel cielo, nel vuoto, nel nulla.
Si possono fare migliaia di
accostamenti tra le nuvole narrate da altri, e le nuvole di Piero
Corpaci. Ma le sue non sono nuvole, non sono tramonti, non sono
paesaggi; la sua non è pittura figurativa, ma pittura, pittura priva
di materia, eterea , virtuale, sospesa nell’incorporeo oltre la
realtà, là dove lo spirito incontra l'eterno e tutto è luce e
immensità.
Per capire e apprezzare fino in
fondo questi ultimi dipinti bisognerebbe conoscere le opere
precedenti; solo così si intuirà che Corpaci oggi è arrivato alla
soglia del non ritorno,
là dove
giungono solo gli intelletti lungimiranti ed audaci, quelli che
sanno che la strada è in salita e con passo fermo e sicuro
l'affrontano giorno dopo giorno per più di quaranta anni e
finalmente arrivano alla (non)meta: il (non)luogo da dove si possono
librare per arditi voli, aldilà di tutte la miserie umane, sopra
tutte le meschinità del quotidiano, e scoprire finalmente a cosa
serve dipingere.
E’ questo
che procura il guardare un dipinto di Corpaci: se ci si mette lì
davanti, infatti la prima cosa che si osserva è il bel paesaggio;
però poi, in un angolo della tela, si vedrà un po’ di scotch di
carta e subito si dirà:
- Non è possibile ! Una
imperdonabile negligenza del pittore...
Quindi, accostandosi per toccare,
si troverà che il nastro adesivo invece è dipinto. Si guarderà di
nuovo tutto il quadro e si scoprirà che il paesaggio è svanito!
Ecco, è questo il momento in cui
si può compiere il balzo, e sollevarsi in volo da soli o insieme a
lui.
Non è un banale trucco o un facile
espediente: è la chiave di volta di tutto il sistema costruttivo del
dipinto.
Provate a levare la pietra che
chiude una volta, e tutto crollerà irrimediabilmente,
tutto il sapere costruttivo, scientifico, esoterico, retto da quel
solo e semplice elemento che include in sé tutto lo splendore
dell'opera.
La stessa cosa avviene in un
dipinto di Corpaci, che, sì, si può apprezzare perchè è un magnifico
paesaggio, ma non è questa la meraviglia dell'opera, la meraviglia è
che l'autore ha costruito l'opera come hanno saputo fare solo i
grandi artisti.
Corpaci si sarebbe potuto valere
dei sistemi informatici di elaborazione dell'immagine, eppure ha
saputo costruire sofisticate immagini virtuali usando la tecnica
pittorica tradizionale, e il programma più sofisticato di
foto-elaborazione con vari gigabyte di ROM e RAM non può competere
con lui, in quanto non è dotato della memoria sensitiva che ha
elaborato l’Artista, con la sua maestria tecnica, con lo spirito
cognitivo e discernente del pittore che tutti i giorni provvede ad
aggiungere un pezzo alla sua tela: come un ragno, egli sa che prima
o dopo un insetto sarà affascinato e ghermito dalla sua fatale opera
d'arte, e tutti i giorni tesse la sua ragnatela...
Chi naviga su internet incontra
migliaia d'immagini che assomigliano alle opere di Corpaci, il cielo
e le nuvole, le labbra rosse con la lingua golosa tra i denti... Ma
se sembrano simili, sono invece assolutamente antitetiche, e basta
soffermarsi un attimo per coglierne la differenza. Nella bocca
raffigurata da Piero Corpaci non c’è la dentatura rifatta di una
top-model, non vi è un canto di lode alla perfezione, o un inno alla
pubblicità sensuale e accattivante; nella bocca dipinta da Corpaci
vediamo anzi un dente storto, che è la chiave di volta di quel
dipinto e rappresenta l’autentico superamento di tutto quanto il
villaggio globale impone come progresso e attrazione; restando,
comunque e sempre, lontano dalla pop-art, dall'iperrealismo, dal
realismo magico, dalla nuova figurazione... E la medesima cosa
avviene per le sue donne-caramelle, per le sue isole...
Purtroppo, per il ritmo caotico
che ha la nostra vita, difficilmente abbiamo il tempo di soffermarci
ad ammirare quei capolavori che i ragni costruiscono, ma non
importa, prima o poi subiremo un richiamo o, forse, sarà un raggio
di luce momentaneo che ci farà vedere la tela, ed allora potremo
dire di aver visto qualcosa che ci ha imprigionato, legandoci
indissolubilmente al
suo
splendore. Riusciremo così, se vogliamo insieme, a prendere il volo
verso cieli
infiniti,
e là potremo salutare l'incontro con il vero senso dell'opera
d'arte.
Catania, domenica 4
giugno 2006. |